Il quaderno formula proposte operative, ludiche, di laboratorio centrate sull’espressività, sulla scoperta della magia dell’ombra, sul simbolismo. In particolare:
- fa di ciascun alunno un soggetto attivo protagonista di storie, situazioni, brevi e suggestive rappresentazioni;
- nello stesso tempo lo rende spettatore attivo, interlocutore, attento alle molteplici forme di rappresentazione e di immaginazione;
- si realizza così una circolarità che va dalla ricerca personale alla messa in comune di immagini e proposte alla comunicazione interpersonale e alla cooperazione.
Il percorso proposto parte dall’individuazione delle immagini corporee e delle rappresentazioni profonde suscitate da una varietà di stimoli (sonori, visivi, narrativi, motori…). Una rappresentazione con il teatro delle ombre, fase forse finale di tutto un percorso, produce un percorso creativo (una ristrutturazione dei propri quadri mentali di riferimento) che si esprime e si realizza attraverso procedure tecniche facilmente smontabili, controllabili, riproducibili: il che non è di poca importanza in un’epoca in cui le immagini sono molto raffinate, producono forti emozioni ma non sono comprensibili nei processi che conducono a esse, quindi lasciano inerte-affascinato lo spettatore.
Il quaderno si divide in più parti : aspetti storico-antropologici dalle origini; ragioni pedagogiche del lavoro con le ombre; sviluppo psicologico e rappresentazioni mentali (percezione dell’ombra); l’ombra nella narrativa; schede tecniche (l’ambiente, il telo, le fonti luminose, “trucchi” e illusioni, sdoppiamento, effetti combinati, sfondi…); il percorso didattico; materiali d’uso.
L’uomo che ha imparato a giocare, che ha imparato a esprimersi liberamente, ha conosciuto se stesso come infinita possibilità di realizzazione (documento MCE stage di Champorcher, in La creatività nell’espressione, quaderno di Cooperazione Educativa, La Nuova Italia, Firenze, 1972).
Collana: Biblioteca di lavoro MCE
Pagine: 80
Editore: Junior