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Leggende tecnologiche

…e il gatto bonsai mangiò la fragola pesce

Lorenzo Montali
2003, Pagine: 216
Prezzo: € 10,00
Editore: Avverbi

Telefonini, computer, forni a microonde, airbag: la tecnolog ...

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Avverbi
…e il gatto bonsai mangiò la fragola pesce

Lorenzo Montali
2003, Pagine: 216
Prezzo: € 10,00
Editore: Avverbi

Telefonini, computer, forni a microonde, airbag: la tecnologia invade la vita quotidiana, ma rimane un oggetto misterioso, a volte incomprensibile, spesso minaccioso. E così ogni giorno nascono nuove leggende urbane, i cui protagonisti non sono più le baby-sitter cannibali e gli spacciatori di figurine all'LSD ma i virus informatici, i cd che ingannano gli autovelox o le fragole modificate geneticamente. Leggende che interpretano, spiegano, indicano pericoli, suggeriscono comportamenti e che rivelano atteggiamenti e rappresentazioni della scienza e della tecnologia. Il libro presenta le più diffuse leggende sulle nuove tecnologie, ricostruendo di ognuna la probabile origine, individuando i processi attraverso i quali la leggenda nasce e si diffonde e cercando di interpretarne i possibili significati e il valore sociale. Un percorso che, partendo dall'analisi dei singoli racconti, fa emergere questioni rilevanti relative ai processi di costruzione del ragionamento quotidiano, al carattere problematico della verità sociale, al peso della memoria collettiva e della tradizione.

Laureato in filosofia con una tesi di psicologia sociale sul fenomeno delle leggende urbane, Lorenzo Montali ha un dottorato di ricerca in psicologia e si occupa di percezione pubblica della scienza e della tecnologia presso il Dipartimento di psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Collabora con la rivista Focus come esperto di leggende metropolitane e ha una rubrica sulla rivista Scienza & Paranormale sullo stesso tema.

Le prime righe del libro
Scrivere un libro sulle leggende urbane significa aver imparato a convivere con un paradosso. Quello di occuparsi di un tema, peraltro affascinante, senza poterne precisare con chiarezza la natura stessa. È un paradosso che talvolta può mettere in difficoltà. Ogni volta che qualcuno chiede: “Come faccio a riconoscere una leggenda urbana, per evitare di credere a una storia che in realtà è solo un racconto inventato che circola di bocca in bocca?”, mi rendo conto di non avere una risposta adeguata.
Non che non mi vengano in mente decine di esempi concreti: ci sono leggende talmente note che sono state addirittura celebrate in una canzone, cantata da Elio e le Storie tese, il cui famoso ritornello ha reso tutti più diffidenti verso coloro che, nel raccontare qualche evento strano, iniziano dicendo “mio cugino mi ha detto che...”. Alle leggende sono stati anche dedicati dei film: visto il successo di Urban legend, l’industria del cinema (di serie B) ci ha regalato anche Urban legend 2 e Urban legend. The final cut, ed ora anche chi non ha mai messo piede negli Stati Uniti conosce tutte le leggende horror che circolano nei campus americani. E l’espressione stessa “leggenda metropolitana” è entrata nel linguaggio comune. Così, spesso, nel riportare una notizia particolarmente singolare, i giornalisti la fanno precedere dalla formula “sempre che non si tratti di una leggenda...” e capita anche che un personaggio pubblico, per contestare la veridicità di certe voci che circolano su di lui, le qualifichi proprio come leggende.1
Eppure, a dispetto di tanta fama, le leggende rimangono un oggetto sfuggente, difficile da definire e inquadrare, in qualche misura misterioso. In primo luogo perché riconoscere una leggenda implica la capacità di separare chiaramente ciò che è vero da ciò che non lo è, un’operazione che, come vedremo, nella realtà si rivela molto più complessa di quanto siamo probabilmente disposti a riconoscere. A questa prima difficoltà si aggiunge poi spesso il mistero circa l’origine di una leggenda, su chi l’ha inventata e perché, e il problema di spiegare il successo di una storia, il motivo che spinge tante persone a raccontarla ad altri, assicurandole il più delle volte una diffusione tanto vasta.
E così, dopo settant’anni di ricerca su questo fenomeno, il primo studio sul tema condotto dai due psicologi sociali Allport e Postman, è del 1943, e nonostante esistano in tutto il mondo gruppi di studio dedicati alla raccolta delle voci e delle leggende, questo nostro viaggio alla scoperta di un particolare tipo di leggende, quelle relative alle nuove tecnologie, deve necessariamente partire da una domanda: cos’è una leggenda urbana?

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